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YAHAMALA

La cooperativa è composta da 180 artigiane della zona di Santa Barbara dell’omonima regione dell’Honduras, nella parte occidentale del Paese ai confini con il Guatemala. La regione è pianeggiante e a forte vocazione agricola, ma la questione agraria rimane irrisolta tanto che il 75% dei contadini della zona sono senza terra. Le terre sono coltivate a zucchero di canna e a tabacco, altre sono invece destinate ai pascoli dei grandi allevamenti di bovini.

La situazione dei braccianti agricoli è tremenda: il salario della giornata di lavoro è di 20 lempiras ovvero meno di 1 euro. I tentativi di organizzazione o di rappresentanza sindacale sono stati sistematicamente repressi dall’apparato paramilitare che difende gli interessi terrieri. La regione è abitata prevalentemente da popolazione meticcia.

Yahamalà è il nome della regione e della popolazione nella originaria lingua indigena.

La storia dell’attuale gruppo di donne organizzate nasce circa sei anni fa quando si forma la prima organizzazione detta Las Hibueras (che è il nome indigeno di una figura mitologica donna che abita nei boschi) che inizia un lavoro di riscatto economico e sociale tra le donne dei villaggi. Le giovani donne riscattano la pratica, tipica della zona, di tessere il giunco. Le donne storicamente raccoglievano il giunco sulla riva dei torrenti per poi farne ceste, cappelli, stuoie, ma anche monili e vari ornamenti. Una pratica che era ormai in disuso perché soppiantata dall’arrivo delle plastica e delle fibre sintetiche. Inizia un lento lavoro di recupero dei materiali e della manualità, ma anche della memoria delle pratiche e dei modelli di un tempo. All’interno dell’organizzazione si costituisce quindi la cooperativa che prende il nome di Yamalà a significare il recupero della tradizione indigena e popolare.

Attualmente la cooperativa è formata da 180 donne che eleggono ogni due anni una giunta direttiva composta da 9 persone. All’interno della cooperativa vengono svolti a turno i lavori di base per la produzione quali la raccolta del giunco, l’essicazione, la selezione delle fibre e la colorazione (questa avviene in parte con colori naturali e in parte con colori sintetici). La lavorazione del giunco avviene dentro i locali della cooperativa, ma principalmente viene svolto dalle donne presso le proprie abitazioni. La commercializzazione dei prodotti viene
nuovamente gestita collettivamente dalla cooperativa che ha aperto, nel gennaio 2003, un piccolo locale nella città di Santa Barbara.

Il 40% dei proventi permangono alla cooperativa per la copertura dei costi di gestione e per lo sviluppo delle attività mentre il 60% va all’artigiana per l’integrazione del reddito familiare.

Da una prima verifica si è constatato che un’artigiana lavorando circa sei ore al giorno può arrivare a guadagnare circa 5 dollari facendo una media dei pezzi venduti durante l’anno. Questo significa percepire un reddito 5 volte superiore a quello del marito con tutto quello che significa in termini di riscatto da una condizione subalterna e soprattutto in termini di costituzione del reddito familiare. Dalla verifica risulta che i guadagni delle donne fossero destinati primariamente all’alimentazione e in secondo luogo per la scolarizzazione dei bambini.

A giugno del 2003 ha inoltre preso avvio il progetto di medicina naturale nella comunità di Caulotales. Le donne appartenenti alla cooperativa, e sostenute con un credito della cooperativa stessa, hanno infatti deciso di affiancare alla produzione di cesti e di giunco un servizio di distribuzione popolare di preparati di medicina naturale sostitutivi dei costosissimi farmaci convenzionali.

La cooperativa vende i prodotti sul mercato locale di Santa Barbara e presso alcuni negozi per turisti della capitale.

Non ha nessun contatto con il mercato internazionale e non era a conoscenza dell’esistenza del movimento del commercio equo e solidale. L’ordine sperimentale di Sotto Sopra equivalente a 2300 USD del luglio 2003 rappresenta un quarto del fatturato annuale della cooperativa.

 

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