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SAN JUANCITO

San Juancito è un piccolo villaggio tra le montagne che sorgono ad est della capitale, Tegucigalpa. Nel 1940 San Juancito era una città che contava più di 45 mila abitanti e rappresentava il centro minerario più grande del Centro America. Nelle vene della montagna erano conservati ricchi giacimenti di argento, oro e altri metalli preziosi prelevati esclusivamente dalla “El Rosario American Company”, società americana che grazie alle privilegiate concessione rilasciate dal governo si appropriava di patrimoni inestimabili. Non è un caso che il villaggio fosse sede della prima ambasciata statunitense nel Paese e primo presidio militare nordamericano in Honduras. Tutti gli abitanti del villaggio vennero trasformati da montanari in minatori, altri accorsero in cerca di un salario. Le condizioni di lavoro erano quelle infami di sempre tanto che, nel villaggio, la cosa più grande, dopo la miniera, era il cimitero. In cambio l’impresa aveva portato la corrente elettrica, il telefono e una farmacia. Esaurito il giacimento nel 1954 l’impresa chiude i battenti, torna in patria e porta con sé generatori, telefono e farmacia. Inizia una grande depressione che farà di San Juancito uno dei tanti villaggi fantasmi dell’America Latina. L’economia crolla e inizia l’inesorabile declino sociale fatto di sottoccupazione, emigrazione e abbandono. Attualmente vi vivono circa duemila persone in gran parte dedite all’agricoltura di sussistenza sui pendii della vecchia miniera.

La Fondazione, che prende il nome del villaggio, nasce nel 1999 dalla necessità di lavoro di un gruppo di giovani di donne riunite attorno ad alcune artigiane e artiste residenti a San Juancito.
Nel 1999 nasce il primo laboratorio d’arte per la lavorazione della carta riciclata, del ferro battuto e del vetro soffiato. Nel 2000 nasce la scuola di disegno attualmente frequentata da circa 50 persone tra giovani e donne. Grazie ai fondi della cooperazione internazionale il laboratorio viene attrezzato di forni e macchine e si avvia una produzione per il mercato interno. Nel 2002 il laboratorio si amplia fino ad impiegare 16 persone nelle diverse fase della lavorazione: recupero del materiale usato (carta, vetri, ferro), disegno, modellazione e commercializzazione. Nel 2003 la Fondazione inizia una serie di attività socio educative: ginnastica, danza, disegno, modellazione per i bambini e corsi di formazione per le donne sulla salute riproduttiva, sulla produzione artigianale e sulla gestione del microcredito. Da quell’esperienza torna in vita la “Cassa dei Minatori” ovvero quella forma di risparmio e credito popolare che provvedeva alle necessità dei minatori.
Grazie a questo fondo alcune famiglie hanno beneficiato di borse di studio per i figli, altre hanno potuto sopperire ai bisogni più urgenti quali malattie.

Nel dicembre 2003 Sotto Sopra, dopo varie visite e incontri, ha concordato con i responsabili della Fondazione,un primo ordine prova del valore di 1000 Euro. Per la Fondazione si tratta del primo contatto con il commercio equo e solidale e della prima esportazione. In particolare il sovrapprezzo pagato da Sotto
Sopra (10% sopra i prezzi applicati al mercato locale) andrà ad implementare la “Cassa dei Minatori” con lo scopo di finanziare l’acquisto di nuove attrezzature per il laboratorio.

La Cooperativa Terre Solidali con la quale ora si relazione la Fondazione San Juancito ha consolidato il rapporto commerciale garantendo la continuità negli ordini, un volume di acquisti più consistenti e anticipi che raggiungono mediamente il 40% del valore dell'ordine.
Anche grazie al lavoro della Cooperativa Terre Solidali sono stati inseriti nel laboratorio di falegnameria giovani provenienti da Casa Alianza, riconosciuta organizzazione di solidarietà che lavora in tutti i Paesi del Centro America per la difesa dei diritti dei bambini di strada. Al febbraio 2006 i ragazzi provenienti da Casa Alianza inseriti attraverso la modalità della borsa lavoro sono nove.

 

 

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